Bob Dylan: serata omaggio per i suoi 70 anni

VERCELLI - Si terrà martedì 31 maggio, alle ore 21 al Movie Planet di Vercelli, la presentazione del volume Bob Dylan. Play a song for me in occasione del Festival internazionale di Poesia civile: una raccolta di testimonianze di grande firme da Springsteen a Nicholson, da Ginsberg alla Pivano, da De André a Guccini a Feltrinelli, con una canzone tradotta da Patrizia Valduga. Durante la serata interverrà Alessandro Carrera, che parlerà di Dylan e Obama, il curatore Giovanni Cerutti e Giusi Baldissone; inoltre sarà possibile assistere al recital dylaniano di Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore e verranno proiettati alcuni video storici del cantautore.

 

IL LIBRO

«Io sono le mie parole» ha scritto Bob Dylan: in occasione dei suoi settant’anni sono qui raccolte le voci di compagni di strada (come Joan Baez, innamorata di «lui e la sua chitarra e le sue splendide, sconnesse, mistiche parole», Allen Ginsberg e Fernanda Pivano) e di chi è cresciuto con le sue canzoni (da Richard Gere a Bruce Springsteen, per il quale è stato «il fratello che non ho mai avuto»). Non mancano i cantautori come De André e Guccini («Dylan è le nostre idee di allora, le nostre discussioni di politica e di musica»), con una canzona tradotta da Patrizia Valduga e testi di Stefano Benni e Carlo Feltrinelli: «Hey! Mr. Tamburine Man, play a song for me!». Senza dimenticare il rapporto di Dylan con Obama, di cui parla scrive Carrera, curatore sempre da Interlinea di un altro volume Parole nel vento. I migliori saggi critici su Bob Dylan (dal primo profilo uscito sul “New Yorker” nel 1964 a oggi).

 

UN BRANO

Guardavo la copertina, con Bob, con quella giacca blu satinata e la maglietta della Triumph. E quando ero un ragazzo, la voce di Bob in qualche modo mi elettrizzava e mi spaventava. Mi faceva sentire una specie di innocente irresponsabile. E così è ancora adesso. Ma raggiungeva e toccava la conoscenza del mondo che poteva avere un ragazzo di quindici anni che andava al liceo nel New Jersey di quel tempo. Dylan era un rivoluzionario; così come Elvis aveva liberato i nostri corpi, Bob liberò le nostre menti. E ci ha mostrato che anche se la musica era un fenomeno essenzialmente fisico, non significava che fosse incompatibile con la dimensione intellettuale. Ha avuto la visione e il talento di espandere la canzone fino a farle contenere il mondo intero (da Bruce Springsteen, Il fratello che non ho mai avuto).

 

Bob Dylan. Play a song for me. Testimonianze, a cura di Giovanni Cerutti, con una nota di Alessandro Carrera, testi di Joan Baez, Stefano Benni, Fabrizio De André, Carlo Feltrinelli, Richard Gere, Allen Ginsberg, Francesco Guccini, Jack Nicholson, Fernanda Pivano, Bruce Springsteen e una canzone tradotta da Patrizia Valduga, Interlinea, pp. 104, euro 12

 


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