Il Lago Maggiore rilancia la cultura

Egregio Direttore,

sono un musicista nato e cresciuto sul Lago Maggiore. In ragione delle mie passioni ed ambizioni ho sempre dovuto viaggiare: prima per studiare, sentire e vedere quello che veniva suonato e messo in scena nel mondo, poi per prendervi parte con il mio lavoro. Ho sempre amato il mio territorio nonostante non offrisse grandi opportunità culturali e tantomeno lavorative. Oggigiorno poi, pur ampliando la prospettiva, anche la contingenza economica e politica italiana non sembra di certo favorire velleità artistiche. Forse però non tutti conoscono la recente analisi presentata da Federculture nel congresso del settembre 2012 secondo la quale, a fronte dei dati economici sull'andamento dei mercati che ben conosciamo, il consumo di cultura in Italia negli ultimi dieci anni sarebbe aumentato del 40%. Il punto è che gli italiani ed i turisti stranieri vogliono arte e sono disposti a spendere parte di quei pochi risparmi rimasti per soddisfare questo loro desiderio. Sono convinto che questa crisi racchiuda enormi potenzialità di rinnovamento: la necessità di eliminare un po' di vecchiume, sia nei contenuti che nelle modalità di gestione, è un'opportunità da sfruttare. Credo che l'Italia con la sua ricchezza paesaggistica e culturale non debba farsi intimorire da sfide che è in grado di superare a patto che confidi nelle  proprie innumerevoli e spesso trascurate risorse. Coloro che in questi giorni affermano che c'è solamente bisogno di "continuare a far lavorare le fabbriche" dimostrano di non aver capito il valore umano ed economico dell'arte, esattamente al pari di coloro che in passato hanno affermato che con la "cultura non si mangia". Le argomentazioni sembrano rappresentare colori differenti ed invece, a badar bene, ottengono entrambe il risultato di mortificare quanto di più prezioso la nostra Nazione ci offre, la nostra eredità inestinguibile, la vera fonte di energia rinnovabile: la capacità di produrre il bello. Prendiamo l'opera lirica: L'Italia, che è la culla del melodramma e che ospita migliaia di studenti e di turisti ogni anno proprio in ragione di questa sua caratteristica, è solo il 30° stato al mondo per numero di rappresentazioni teatrali. Così gran parte dei musicisti e dei cantanti lirici italiani lavorano quasi sempre all'estero mentre nei nostri enti si programmano pochi cartelloni e per giunta, con una certa mania di esterofilia, pieni zeppi di stranieri. Ma questa è in parte un'altra storia. Di recente, l'associazione dei cantanti lirici solisti (Cantori Professionisti d'Italia) della quale mi pregio di essere socio ed amministratore, ha deciso di intraprendere il lungo e faticoso cammino che ci auguriamo porti all'inserimento dell'opera italiana all'interno del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Ma cosa sarebbe questo patrimonio senza i luoghi che lo rendono vivo e gli permettono di esercitare le sue molteplici funzioni di arricchimento? Sfogliando le pagine della cultura riguardanti il Lago Maggiore degli ultimi giorni ho finalmente trovato una buona notizia ovvero il progetto per il nuovo Centro Eventi Multifunzionale di Verbania: ecco una struttura che può ospitare, nelle sue forme più variegate, un po' di cultura! Il poliedrico architetto cinese Ai Weiwei (per intenderci quello dei semi di girasole al Tate Modern di Londra) ha affermato che "ogni nuova forma racchiude un potenziale per l'attivazione di nuove relazioni sociali". Questo vale ancora di più quando si parla di un edificio all'interno del quale viene data a molti la possibilità di lavorare (anche già solo per la sua realizzazione) e a molti altri quella di fruirne: solo grazie all'esistenza di questi luoghi il nostro patrimonio può continuare ad esistere e ad esercitare le sue molteplici funzioni di arricchimento. La costruzione all'avanguardia pensata per il centro Eventi Multifunzionale potrebbe agevolmente veicolare un nuovo sistema di fare cultura dove tradizione e innovazione possano convivere e rinnovarsi vicendevolmente sia all'interno del prodotto artistico sia nel modus gestionale. Mi sia permesso un invito a tutti gli abitanti del nostro lago scettici nei confronti delle capacità turistiche ed economiche della cultura e della musica in particolare: durante un week-end estivo fate una piccola gita fino a Bregenz sul lago di Costanza, sono solo 4 ore di macchina. Come vi avvicinerete alla piccolissima cittadina incontrerete cartelli stradali e manifesti giganti che vi faranno capire di essere entrati a far parte di un "evento" in cui la messa in scena di un'opera è solo l'atto conclusivo, il momento finale di un grande progetto di intrattenimento, di lavoro, di impiego costruttivo delle potenzialità del territorio. Per tutto il mese di Agosto quasi ogni sera si riversano a Bregenz circa 7000 spettatori di tutta Europa per assistere, o meglio per partecipare al festival: calcolarne l'indotto è quasi impossibile. Amo il Lago Maggiore esattamente come ciascuno di noi ama casa propria: è segno di  attaccamento il continuo voler migliorare e perfezionare ciò che si ritiene già incredibilmente bello. Per questa ragione vorrei veder fiorire iniziative artistiche e culturali sulle nostre sponde, esattamente come vi fioriscono le camelie e le azalee in primavera.

Federico Sacchi

 


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