Verbania: nessun pericolo per latte e spinaci radioattivi giapponesi
VERBANIA – Latte e spinaci radioattivi in Giappone, ma nessuna paura per il territorio delle due province di Novara e Vco dove l’import di questi prodotti dal paese del Sol Levante è pari a zero. Come riportato dai media internazionali, i livelli di radioattività ''superiori ai limiti legali''sono stati riscontrati nei pressi della centrale nucleare di Fukushima e nella vicina prefettura di Ibaraki. “Su questo fronte siamo tranquilli” sottolinea il direttore della Coldiretti Francesco Renzoni che sottolinea come “sono peraltro nulle – sul territorio come nel resto del Paese - anche le importazioni di derivati del latte come formaggi e latticini e degli altri vegetali a foglia larga particolarmente sensibili alla radioattività”. Gli arrivi di prodotti agroalimentari dal Giappone in Italia, infatti, sono limitati per un importo che nel 2010 ha raggiunto solo i 13 milioni di euro, appena lo 0,03 per cento dell’import agroalimentare totale nazionale, anche perchè i ristoranti giapponesi in Italia si approvvigionano di pesce sul posto. Peraltro, le importazioni nazionali dal Giappone riguardano per ben 3 milioni di euro piante e fiori che non sono destinate a fini alimentari mentre si rilevano arrivi praticamente irrisori, nell’ordine, di semi oleosi, bevande alcoliche, oli vegetali, prodotti dolciari, pesce e thè. Le esportazioni alimentari nipponiche in Italia sono in realtà marginali in tutto il mondo poiché il Giappone è, tra i Paese sviluppati, il più dipendente per l’alimentazione dall'estero dal quale importa ben il 60 per cento del proprio fabbisogno, secondo le elaborazioni della Coldiretti
Nessun rischio quindi per i novaresi mentre si aggrava la situazione in Giappone che è già costretto ad importare oltre il 60 per cento del proprio fabbisogno di generi alimentari e che ha esportato in Italia prodotti agroalimentari per il quantitativo prima citato. “Di contro, dalle nostre province raggiungono il mercato nipponico prodotti di tradizione come il formaggio Gorgonzola (il Giappone è, anzi, tra i principali paesi asiatici a consumarlo, ndr) e i vini delle Colline Novaresi, prodotti di punta per cui il mercato globale appare in continua espansione”.
L’Italia nel 2010 ha esportato in Giappone prodotti agroalimentari per un valore di 536 milioni di euro, in aumento del 2 per cento rispetto all’anno precedente. Il prodotto più esportato in valore è il vino con oltre 102 milioni di euro, seguito dalla pasta per 82 milioni, dalle conserve di pomodoro con 70 milioni, dall’olio di oliva con 69 milioni e dai formaggi con 41 milioni di euro. Si tratta principalmente dei prodotti di base della dieta mediterranea per i quali si registra un apprezzamento crescente da parte dei giapponesi nelle case e nei ristoranti dove si temono però i contraccolpi economici dell’emergenza terremoto.
Una catastrofe che coinvolge direttamente i 3 milioni di agricoltori del Giappone ai quali il presidente della Coldiretti Sergio Marini ha espresso solidarietà e vicinanza attraverso il presidente della potente organizzazione agricola giapponese Ja Zanchu Moteki Mamoru che era stato ospite esattamente due anni fa al “G8 Farmers Meeting” organizzato a Roma il 19 marzo 2008 dalla Coldiretti.








