Mercato del Lavoro: emergenza Varese

Sono 22mila i giovani che né lavorano, né studiano e hanno ormai rinunciato a cercare un’occupazione. 

VARESE - Il dato forse più eclatante, tra i molti che preoccupano, è quello relativo alle giovani generazioni: tra le ragazze e i ragazzi compresi tra i 15 e i 29 anni residenti in provincia di Varese il tasso di attività, che nel 2004 era ancora al 60%, lo scorso anno si è drasticamente ridotto al 42,3%. E molti fra loro hanno addirittura rinunciato a cercare un’occupazione o a formarsi: sono ben 22mila coloro che possono essere annoverati fra quelli che, in gergo tecnico, sono definiti i Neet, un acronimo inglese (Not in Employment, Education and Training) che potremmo tradurre con l’espressione “giovani che né lavorano, né studiano”. 

<<Stiamo rischiando di perdere una generazione, con tutte le conseguenze del caso!>> ha commentato amaramente Manuela Samek Lodovici, economista del lavoro docente all’Università Carlo Cattaneo di Castellanza e direttrice dell’Istituto Ricerche Sociali di Milano, analizzando la situazione occupazionale della provincia di Varese in una riunione dell’Osservatorio Economico-Congiunturale della Camera di Commercio alla presenza del segretario generale Mauro Temperelli.

<<Una situazione tanto più grave – ha ripreso la professoressa Samek Lodovici – se pensiamo che tra i Neet varesini c’è una percentuale del 18,6% di giovani che hanno conseguito una laurea. Uno spreco di risorse che rischia di mettere in difficoltà l’intero sistema socio-economico varesino>>. Una situazione che, in verità, è frutto di un contesto congiunturale particolarmente aspro a livello internazionale e sul quale solo in parte lo stesso sistema locale può incidere con efficacia. Restano però i dati che indicano come, in un triennio di crisi consecutiva, il mercato del lavoro varesino sia quello che, a livello lombardo, ha sofferto più di tutti. Tra il 2007 e il 2011 le unità lavorative si sono contratte di 11mila addetti e il tasso di disoccupazione è salito dal 2,6% fino a superare il 6% lo scorso anno per poi diminuire all’attuale 5,3%. Ancora nei primi nove mesi del 2011 il ricorso alla cassa integrazione ha riguardato il 2,9% dell’occupazione dipendente varesina a fronte dell’1,7% di quella lombarda.

Il rischio quindi è quello di incrementare i livelli di disoccupazione, che già includono i lavoratori in mobilità oggi pari a 8.726 unità, sebbene nell’ultima parte di quest’anno gli ingressi nelle liste siano in diminuzione. <<L’ultimo parziale recupero, con una leggera ripresa occupazionale e una discesa della cassa integrazione – sono state ancora le parole della professoressa Samek Lodovici –, è da collegarsi a un debole rimbalzo del mercato del lavoro industriale. Questo sembra, però, più un effetto della sostituzione del lavoro dipendente con quello indipendente, di fatto collegato a forme di precarizzazione del rapporto. Il risultato è un impoverimento complessivo del tessuto economico provinciale>>.  

Nel 2011 poi, come mostrano i dati dell’agenzia regionale Arifl, sono state censite 71 imprese con situazione di crisi, coinvolgendo circa 3.000 lavoratori. In complesso si stima che il 4.1% dell’occupazione dipendente varesina sia coinvolto in situazioni di crisi (cassa integrazione e mobilità), quando in Lombardia le stesse riguardano il 3%. Situazioni che oltretutto rischiano di avere pesanti ripercussioni anche sull’indotto, spesso rappresentato da imprese artigiane di piccole dimensioni.

Le previsioni al 2013 elaborate a luglio dall’istituto di ricerca Prometeia segnano infine un altro elemento che penalizza Varese rispetto al resto della Lombardia: la crescita del Pil nell’arco del biennio dovrebbe infatti essere dell’1,5% nella nostra provincia rispetto all’1,9% regionale.

<<Di fonte a questa emergenza, mi sembra chiaro che si debba guardare con grande attenzione – sottolinea il presidente della Camera di Commercio Bruno Amoroso – ai risultati della ricerca “Varese 2020” ormai pronti per essere presentati e discussi. Ricordo che questo studio è stato promosso dall’ente camerale e da tutte le altre realtà associative e istituzionali del territorio presenti al Tavolo di Concertazione ed è stato condotto dalle due nostre università: l’Insubria e la Carlo Cattaneo-LIUC. Stanno emergendo indicazioni di rilievo per l’immediato futuro della provincia di Varese. E questo anche sui versanti delle prospettive per i giovani e dell’occupazione al femminile. Si tratta di uno sforzo di analisi e di programmazione significativo che dovrà presto tradursi in concrete modalità operative>>.

 

 

I giovani NEET in percentuale - ANNO 2010

 


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